Un anno di scuola

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Ore 14.30

 

Premio Anno uno. Franco Giraldi, un maestro del cinema europeo dietro l'angolo

Un anno di scuola Franco Giraldi, 1977, 120'.

presentato dalla/introduced by Sede Regionale RAI

 

Il racconto, uscito la prima volta nel 1929, narra la storia di una ragazza, Edda Marty, che entra (unica donna) a far parte di una classe maschile, per frequentare l'ultimo anno di liceo classico, 8°ginnasio, a Trieste. Edda è una ragazza ribelle, libera ed anticonformista, in contrasto con il suo ambiente familiare provinciale e un po' gretto. Nonostante i suoi sforzi di stabilire un rapporto cameratesco con i compagni, la sua presenza suscita turbamenti, innamoramenti, un tentato suicidio. Protagonista maschile è Giorgio Antero, con il quale Edda vivrà una tenera storia d'amore adolescenziale.. Dopo l'esame di maturità, i ragazzi si ritroveranno in una cena d'addio venata di malinconia e di tristi presagi per le avvisaglie di una guerra imminente. La cena, infatti, si tiene il 28 giugno 1914, giorno del tragico attentato di Sarajevo, universalmente noto come la miccia che fece scoppiare l'immane incendio della Grande Guerra. Nel film diretto da Franco Giraldi la storia è ambientata nel 1913, mentre il racconto si svolge nel 1910, quando a Trieste l'iscrizione alla scuola pubblica viene aperta anche alle ragazze.

«Ho letto Un anno di scuola finito il liceo, prima di venire a Roma. Da quel momento ho sempre avuto il pensiero di vederlo trasposto sullo schermo. Nel 1976, finito Il lungo viaggio, che era stata un'impresa faticosissima ma felice, la RAI accettò le mie pressioni, condivise totalmente da Tullio Kezich, per realizzare un adattamento del romanzo di Stuparich. Come al solito l'aut aut era: "Sì, però attenzione, perché i soldi sono pochi". Si trattava di 140 milioni, non molti per fare un film d'epoca, in costume, ma ero pronto a qualsiasi patto pur di fare quel film. Come acca- de sempre nei film, fu bellissima la fase della preparazione, delle ricerche, dei ritrovamenti di eventuali superstiti. [...] Venne fuori, da queste ricerche, da questi brandelli di vita che uscivano dalle lettere, una generazione maschi- le molto "ventosa", forte, appassionata. Erano tutti giovani che ruotavano attor- no alla figura di Scipio Slataper. Erano divisi fra la passione per D'Annunzio e Carducci da una parte e Schopenhauer, Nietzsche, Otto Weininger dall'altra. Erano in un turbine mentale. Da un lato erano profondamente nazionalisti pur essendo molti di loro di origine non ita- liana. In più questo nazionalismo era contraddetto dalla loro cultura profondamente europea, cosmopolita. [...] Volli far scivolare, producendo un falso storico ma rendendo la storia più autentica, la vicenda nell'anno 1913-1914, di modo che la festa finale, la cena della maturità, coincidesse con la noti- zia che a Sarajevo era stato assassinato l'arciduca Ferdinando. Questo falso storico poneva il film su di un binario ben preciso: i conti tornavano perfetta- mente e tutto sembrava motivato, per- ché a quella notizia esplodeva il furore appassionato di quella gioventù. Molti avrebbero poi passato illegalmente il confine e sarebbe morti, come eroica- mente fece Slataper, sul fronte della guerra del '14-'18».

Franco Giraldi in Luciano De Giusti (a cura di), Franco Giraldi, lungo viaggio attraverso il cinema, cit. Ore 14.30

 

Premio Anno uno. Franco Giraldi, un maestro del cinema europeo dietro l'angolo

Un anno di scuola Franco Giraldi, 1977, 120'.

presentato dalla/introduced by Sede Regionale RAI

 

Il racconto, uscito la prima volta nel 1929, narra la storia di una ragazza, Edda Marty, che entra (unica donna) a far parte di una classe maschile, per frequentare l'ultimo anno di liceo classico, 8°ginnasio, a Trieste. Nel film diretto da Franco Giraldi la storia è ambientata nel 1913, mentre il racconto si svolge nel 1910, quando a Trieste l'iscrizione alla scuola pubblica viene aperta anche alle ragazze.

«Ho letto Un anno di scuola finito il liceo, prima di venire a Roma. Da quel momento ho sempre avuto il pensiero di vederlo trasposto sullo schermo. Nel 1976, finito Il lungo viaggio, che era stata un'impresa faticosissima ma felice, la RAI accettò le mie pressioni, condivise totalmente da Tullio Kezich, per realizzare un adattamento del romanzo di Stuparich. 

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