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    Come a ogni fine anno, stanno uscendo i Top Ten. Una rivista online con molti collaboratori del festival, Film parlato diretta da Lorenzo Esposito, sta preparando un'uscita. E' già uscito invece sull'Alias allegato a Il manifesto di sabato 19 dicembre il Top Ten dei migliori film dell'anno, cui hanno contribuito anche alcuni collaboratori e frequentatori del nostro festival (e Cecilia Ermini include nella propria lista ben due film visti a Trieste). Qui di seguito la lista integrale di Sergio M. Germani, cui si potrà forse rimproverare di essere troppo marchiata dai Mille occhi, oltre che contenente un lapsus che comprime in uno due dei tre titoli-rivelazione sovietici visti a Pordenone (il terzo sarebbe Razbudite Lenočku di Antonina Kudrijavceva), cioè Kinokariera zvonaria di Nikolai Verkhovskij e Perepolokh di Aleksander Lovšin proiettato nell'unica versione sopravvissuta (l'americana Sentenced to Health) e in un evento irripetibile di proiezione dilatata nella velocità, con un altro lapsus non ostile alla tensione del film, che lo fece oltretutto catalogare per errore dal Gosfilmofond come Trevoga (Inquietudine). Ristabiliamo qua l'autorialità reale, anche se l'errore consentiva di evocare e unire due di questi tre autori ugualmente misteriosi.

     

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    I mille occhi, di cui verranno comunicate a giorni le date esatte del festival per settembre 2016, sono lieti di annunciare un primo prezioso tassello del programma, che si prospetta sempre più ricco e con crescenti collegamenti nazionali e internazionali.

    Uno dei maggiori festival internazionali, quello svizzero di Locarno, avrà infatti I mille occhi tra i partner internazionali nella circolazione della rassegna che vi curano i nostri collaboratori Olaf Möller e Roberto Turigliatto, dedicata alla riscoperta del cinema della Repubblica Federale Tedesca in epoca Adenauer, prima della nascita del nuovo cinema degli anni '60.

    In un momento in cui RFT e RDT fanno parte della "fantastoria" al passato (come Unione Sovietica e Jugoslavia) superata dalla riunificazione tedesca, I mille occhi sono lieti di aver preceduto negli anni scorsi questa sistematica retrospettiva locarnese con i programmi tedeschi 

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    Da anni un film di Jean-Marie Straub (e Danièle Huillet) non usciva in sala. E' perciò un evento imperdibile, vero prolungamento del festival, l'uscita in sala (per pochi giorni e in sale selezionate) del recente "Kommunisten" di Straub, che si vide a Locarno 2014. Un film fondamentale, che unisce una delle visioni più libere sulla storia con uno struggente, dreyeriano rimettere in vita Danièle Huillet.
    Per chi risiede a Trieste l'appuntamento è mercoledì 11 e giovedì 12 novembre al Cinema dei Fabbri.
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    Riportiamo l'intervista di Alessandro Aniballi al direttore dei Mille Occhi Sergio M. Germani. Ringraziamo Quinlan media partner del festival!

    http://quinlan.it/2015/10/02/intervista-a-sergio-m-germani/

     

    INTERVISTA A SERGIO M. GERMANI

    "Credo che il modo più giusto per realizzare un festival sia il fatto di essere disponibili ad accogliere delle cose che ti arrivano, che è anche il modo migliore - come ci insegna Rossellini - per fare il cinema". Abbiamo intervistato Sergio M. Germani, direttore del festival I Mille Occhi, la cui 14esima edizione si è chiusa lo scorso 23 settembre a Trieste. E di cui da quest'anno Quinlan è media partner.

    Per cominciare a commentare questa 14esima edizione del festival I Mille Occhi, ti chiederei di partire dal titolo che avete scelto quest'anno, Apparizione.

    Sergio M. Germani: Il titolo di questa edizione, come un po' tutto quello che entra nella costruzione dei programmi dei Mille Occhi, parte non da un format di qualcosa - che è il criterio ormai con cui si costruiscono tante cose, anche nell'organizzazione delle rassegne - quanto dalle folgorazioni e dalle scoperte che ci arrivano dal cinema che c'è, che si sta facendo e così via. E io credo che, alla

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    "L'UOMO AMICO"
    "NOI INSISTIAMO! SUITE PER LA LIBERTA' SUBITO"
    APPUNTI PER UN FILM SUL JAZZ"

    Casa della Musica / Scuola di Musica 55 di Trieste ospita una sezione de "I mille occhi - Festival internazionale del cinema e delle arti" che quest'anno giunge alla sua quattordicesima edizione. 

    "Jazz e altre visioni" - serie di cortometraggi e testimonianze di Gianni Amico, regista, documentarista, sceneggiatore, animatore culturale - viene proposto venerdì 25 settembre, alle 18 nell'Auditorium di Casa della Musica. 
    La visione è introdotta e accompagnata dai commenti di Sergio Germani (direttore de "I mille occhi"), Olmo Amico (figlio del regista) e Gabriele Centis (coordinatore di Casa della Musica).
    Gianni Amico è stato una figura eclettica e singolare del cinema italiano: autore di un cinema libero e autarchico, vicino alla nouvelle vague, Amico fa propria la lezione del neorealismo (a cui dedica Il cinema della realtà, 
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    Si è conclusa ieri sera al Teatro Miela la XIV edizione dei Mille Occhi, svoltasi dal 17 al 23 settembre a Trieste con anteprima a Roma nelle giornate del 15 e 16.

    Quest'ultimo appuntamento, durante il quale è stato consegnato il Premio Anno uno, ha visto una grande partecipazione di pubblico, numeroso già all'incontro della mattina con il vincitore Vitor Gonçalves.

    Molto soddisfatto il direttore Sergio M. Germani che ha subito ringraziato i sostenitori del festival, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la Fondazione Kathleen Foreman Casali, gli ospiti, gli sponsor e i media partner. Un sentito ringraziamento è stato rivolto all'ampio gruppo di collaboratori, caratterizzato dalla presenza di moltissimi giovani, segnale concreto di come non ci siano contraddizioni generazionali all'interno dei Mille Occhi. A questo proposito Germani ha citato una frase di Rossellini: "le professionalità sono indispensabili, ma la prima professione è quella di essere umano" facendo notare come il festival cerchi di potenziare le professionalità delle persone che di anno in anno vi si avvicinano.

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    Questa sera alle ore 20.45 al Teatro Miela

    Consegna del Premio Anno Uno a Vitor Gonçalves per il suo ultimo lungometraggio A Vida Invisível. A seguire, la proiezione del film.

    Riportiamo la motivazione del premio da parte del direttore dei Mille Occhi Sergio M. Germani.

    «Isabel!» chiama la voce maschile dal fuori campo nell'incipit di Uma Raparíga no Verão, e Isabel Galhardo, sublime presenza di quell'unico film, ci rivolge lo sguardo. Poco dopo la voce paterna ripete il vocativo senza che lei appaia. Già questa "rima" incompiuta rende l'opera d'esordio quintessenza del cinema. Il così spesso negato bisogno di presenza (dalla morte, dal potere sociale, da un impossibile amore) accomuna intimamente la vita e il cinema, che talvolta può opporvisi (Dreyer, Wysbar...). Solo gli stolti possono sorprendersi che Gonçalves non abbia girato altri film (a parte il mediometraggio Meia Noite di cui fu insoddisfatto) dopo tale trasparenza assoluta sul cinema. Ma 27 anni dopo egli realizza A Vida Invisível il cui titolo stesso contiene tutto il registro del cinema. E gli stolti ritornano aspettandosi forse un clone del primo film. Anche qui c'è

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    Mercoledì 23 settembre 2015, ore 22.30, Teatro Miela

    Fiamme sul mare

    di Michal Waszynski e Vittorio Cottafavi, 1947, 77'.

    Dopo anni di equivoci e interrogativi, il mistero che circonda le tre regie italiane di Michał Waszyn´ski inizia finalmente a sciogliersi. Lo sconosciuto di San Marino, che si conferma senz'altro come il titolo più personale, ha ormai goduto di una prima rivalutazione fra i cinefili di stretta osservanza, che lo risarcisce almeno in parte dell'accoglienza disastrosa che censura e critica gli tributarono all'epoca. Come ci conferma la testimonianza dell'assistente Giorgio Capitani, Lo sconosciuto nacque da una co-regia fra Waszyn´ski e Cottafavi, che attraversarono insieme una lavorazione tutt'altro che facile, segnata da occasionali contrasti creativi, ma anche da interruzioni e problemi di budget. Resta invece ancora tutto da verificare il regime di (eventuale) collaborazione che legò i due registi per La grande strada e Fiamme sul mare.

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    Mercoledì 23 settembre 2015, ore 20.45, Teatro Miela

    A Vida Invisível

    di Vítor Gonçalves, 2013, 103'.

     

    «È un film sulla coscienza dell'eroe, una sorta di avventura interiore, e nel processo del suo sviluppo ho dovuto aprire anche me stesso all'ignoto. Non avevo tutte le risposte, ma sapevo di non voler imporre alla storia delle idee preconcette. [...] La chiave, per me, era quella di rendere possibile il cambiamento per il personaggio principale, così da creare una progressione drammatica, realizzabile solo quando Hugo fosse diventato capace di modificare il suo rapporto con il tempo. Avrebbe scoperto una nuova prospettiva di vita non appena si fosse reso conto che il tempo non si stava chiudendo su di lui. La vera sfida consisteva nel trovare un modo di mostrare tutto questo. [...] Il mio compositore, Sinan Savaskan, aveva quest'idea di una nota senza fine, una nota sempre gravida di una qualche possibilità. [...] In A Vida Invisível, per la maggior parte del film, l'eroe è

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    Mercoledì 23 settembre 2015, alle ore 19.40, Teatro Miela

    L'ultimo proiezionista

    di Vito Palmieri, 2015, 12'.

    Dal 2014 i film non sono più distribuiti in pellicola. Paolo Romagnoli è stato un proiezionista e la sua vita passata nella cabina di proiezione diventa un documentario. Negli ultimi anni, sull'onda di una nostalgia già postmoderna, molti sono gli articoli scritti sulla scomparsa della pellicola e sui proiezionisti, queste figure viste quasi come artigiani di bottega, artefici ultimi della magia del cinema. Con questo film si è voluto documentare un mondo che si chiude, che muta forma sotto i nostri occhi, affascinante, sempre vissuto in penombra, diventato il simbolo di un'epoca che tramonta.

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    Mercoledì 23 settembre 2015, ore 19.20, Teatro Miela

    Due dollari al chilo

    di Paolo Lipari, 2000, 18'.

    Non lontano dall'intento di Luigi Comencini con il suo Museo dei sogni, questo documentario ci fa scoprire il destino riservato alle pellicole cinematografiche Kodak smaltite in uno stabilimento in Liguria. Ed ecco che un film campione d'incassi al botteghino, richiesto per mesi in tutte le sale del mondo, dopo poco torna a diventare un comune oggetto, condotto al macero al prezzo appunto di due dollari al chilo. Diversi gli omaggi a Il museo dei sogni, di cui contiene alcune scene.

     

    Un viaggio inconsueto, un sopralluogo nei maceri delle pellicole in cui la creatività, l'arte e i sogni si misurano a chili e dove i film muoiono. Il racconto di un processo di distruzione in grado di eliminare 800 pellicole al giorno, 250.000 all'anno, il cui valore si riduce a "due dollari al chilo". Dunque, 40 dollari per un film, per due ore di cinema che magari hanno cambiato la nostra vita.

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    Mercoledì 23 settembre 2015, ore 17.55, Teatro Miela

    La valigia dei sogni

    di Luigi Comencini, 1953, 84'.

     

    Un film del '53 che contiene parti del cortometraggio Il museo dei sogni, girato dallo stesso regista alcuni anni prima. I film, vera e propria passione del protagonista, diventano il suo problema principale, a causa della loro infiammabilità. Salvate dal macero, e proiettate negli istituti di educazione, le pellicole prendono fuoco e di questo viene accusato proprio lo sfortunato protagonista, Ettore Omeri. Riuscirà a scagionarsi e un ricco benefattore gli darà la possibilità di realizzare la sua grande passione: un museo del Cinema. Molti i riferimenti autobiografici del regista, che nel 1947 a Milano fu il fondatore della Cineteca Italiana. Luigi Comencini è uno dei primi conservatori del patrimonio cinematografico nel nostro Paese. Nelle scene di repertorio appaiono fra gli altri Italia Almirante Manzini, Francesca Bertini, Lyda Borelli, Eleonora Duse, Pina Menichelli, Amleto Novelli e Bartolomeo Pagano.

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    Mercoledì 23 settembre 2015 alle ore 17.45, Teatro Miela

    Il museo dei sogni

    di Luigi Comencini, 1949, 11'.

     

    «Cortometraggio girato due anni dopo la fondazione della Cineteca Italiana, per mano dello stesso Comencini. Il percorso ci spiega come le pellicole cinematografiche, ormai fuori circuitazione, venivano portate al macero e rigenerate per dar vita a nuovi oggetti. Un destino amarissimo, se pensiamo a quanti capolavori sono andati perduti per sempre, ma anche uno dei primi esempi di riciclaggio di materiale altamente pericoloso, che non sembra interessare il regista, proteso invece sulla necessità incombente di costituire un archivio cinematografico. La Cineteca Italiana di Milano è il frutto di questa instancabile determinazione nella salvaguardia e valorizzazione costante del patrimonio filmico.

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    Il pomeriggio dei Mille Occhi continua alle 17.45 con due lavori di Luigi Comencini - il breve Il museo dei sogni (1949) e la sua espansione in lungometraggio La valigia dei sogni (1953). A seguire due corti ben più recenti sull'estinzione del supporto analogico: Due dollari al chilo (2000) di Paolo Lipari e l'anteprima di L'ultimo proiezionista di Vito Palmieri (2015).

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    Mercoledì 23 settembre 2015, intorno alle ore 16.00, Teatro Miela

    Amore imperiale

    di Aleksander Volkov, 1941

    «Mi chiamarono, feci un provino con questo Volkoff e conobbi Bilinsky che era uno scenografo, straordinario, famoso per la prima edizione di Tarakanova. Venni in contatto, così, con un altro aspetto del cinema. Un cinema assolutamente serio, autentico, con un copione eccellente e un regista di primissimo ordine. [...] Volkoff, a differenza di un certo nostro modo di far cinema, lasciava le competenze ai competenti, e pretendeva il massimo dai migliori. Intanto fu il primo a girare nel palazzo reale di Caserta. E diede modo a Bilinsky di vestire e orpellare in libertà, facendo splendere il film con climi favolosi. Non c'era il colore, ma da ogni altro punto di vista le immagini di Volkoff e Bilinsky hanno ancora molto da insegnarci».

    Claudio Gora in Francesco Savio, Cinecittà anni Trenta. Parlano 116 protagonisti del secondo cinema italiano 1930-1943, a cura di Tullio Kezich, Bulzoni, Roma, 1979


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